Fotografia

La passione di Giuliano Baglioni per la fotografia è amore antico. Risale, infatti, al tempo degli studi e si è sempre intrecciata, come testo sotteso e non sempre esplicito, alla sua pittura. Nata nell’epoca dei pazienti riti della macchina fotografica analogica, della camera oscura, delle lastre in vetro, ha fornito all’artista un attento metodo di “sviluppo” anche per la sua ricerca pittorica e, sia nell’epoca analogica che in quella digitale, costituisce quasi un terzo occhio per carpire segreti e suggestioni di spazio, forme, materia, luce.

La passione fotografica si è tradotta, più tangibilmente, in alcuni lavori editoriali: i volumi “Sassi di Paglia” (2009) e “Facce da Cul…to” (2010), in cui la narrazione fotografica si intreccia a quella della parola scritta.

“Sassi di Paglia” è un testo monologante, illustrato da tavole fotografiche che riproducono sassi di vario tipo adagiati sul letto del fiume Paglia. Il testo presenta risvolti sociali coinvolgenti e attuali, legati ai problemi dei giovani e al dolore della famiglia che, falliti i tentativi di recupero, cerca di agire con volontà e consapevolezza, così da rispondere con la vita piuttosto che con l’abdicazione dello sconforto: unico mezzo per poter aiutare i propri figli a ritrovare se stessi e il proprio posto nel mondo.
Al libro sono stati coniugati uno spettacolo teatrale e una mostra fotografica. “Quando ho cominciato a pensare a questo progetto – afferma l’autore – dissi con convinzione che sarebbe stato caratterizzato da un filo conduttore. Lo spettacolo, la mostra fotografica e il libro sarebbero dovuti diventare elementi indissolubili per l’intensità espressiva del messaggio. Tutto questo è avvenuto e un grazie particolare lo devo a chi mi ha sostenuto, ma soprattutto a chi crede come me che i gesti e le emozioni scaturite da ogni forma artistica siano ancora utili alla nostra vita piena di tutto e niente”.
“In questo suo lavoro, che per scelta e originalità sembra aprire una diversa stagione creativa – scrive Laura Ricci nell’introduzione al libro – Giuliano Baglioni sposta il tiro verso nuovi percorsi crossmediali. Con felice naturalismo accantona il pennello per la semplice documentazione fotografica del meraviglioso manifestarsi di quello che definisce l’astrattismo di Dio, traccia un testo monologante, ne fa un ponte per l’amato teatro. Leviga la crosta del cuore, dei cuori, con l’umile affidamento alla pietas e alle carezze del tempo. Perché il tempo assesti piano i sassi della vita, li sospinga dolcemente, li accomodi sul letto dove il fiume scorre; trovi a ognuno, nel suo singolare splendore, il giusto posto”.

In “Facce da Cul…to” le immagini fotografiche riproducono volti estratti, con il ritaglio a forbici, dal supporto di cartone di rotoli di carta igienica. Tali tante e diverse, le espressioni, da aver indotto l’autore ad ascoltare i suoi personaggi di carta e a trarne piccoli dialoghi e monologhi. “Quando ho iniziato questa avventura – scrive Baglioni nell’introduzione al volume – non avrei mai immaginato che dei rotoli di carta igienica fossero portatori di tanta filosofia. Così, rimirando questi inconsapevoli rotolini, tra una chiacchiera e l’altra con il mio amico Federico, siamo giunti alla consapevolezza che le facce, ritagliate con delle forbicine da unghie, rivelassero così tante espressioni che la gente non sempre assume. Vuoi che a guardarle bene non raccontino delle storie? – ci siamo detti – non esprimano le loro opinioni? Siamo sicuri di sì e per questo ci siamo messi in ascolto”.